Cloud pubblico, privato o ibrido?

Quasi tutte le aziende hanno ormai realizzato che la digitalizzazione delle loro attività porta a innumerevoli benefici, infatti in Italia si sta parlando di “digitalizzazione” del Paese. Non sono poche le imprese, specialmente quelle molto piccole, che decidono di mantenere i vecchi computer sotto la scrivania accesi 24 ore su 24 e connessi in NAT con disservizi a volte fatali e costi di ripristino senza controllo. Questa configurazione antica, fuori moda ma assolutamente non professionale di gestire le proprie risorse IT viene spesso delegata non a personale esperto ma magari al figlio nerd dell’imprenditore. Le aziende digitalizzate necessitano di potenza di calcolo, connettività, sicurezza, storage, sistemi di backup e altre architetture scalabili e complesse. Solitamente più grande è l’azienda, maggiori sono le complessità richieste in ambito IT e i relativi costi finali. Per venire incontro alla digitalizzazione delle Imprese si è affermato negli ultimi anni un concetto che per i meno esperti potrebbe sembrare fumoso, ovvero il cloud.

I fornitori di Cloud computing molto grandi e blasonati (come Amazon, Google, Microsoft) amano definire il Cloud come un insieme di infrastrutture hardware e software altamente scalabili dove ospitare i sistemi informativi dei clienti e dove le risorse vengono utilizzate alla bisogna e pagate a consumo. Chiunque, anche i privati, possono usufruirne a piacimento. Questa tipologia di infrastruttura prende il nome di Cloud Pubblico, ovvero le risorse informatiche come il computing, lo storage, la connettività, sono pubblicamente disponibili e vengono consumate dal cliente finale o dai suoi utenti pagando a consumo. Il punto di forza di questa soluzione deriva dalla sua elasticità: offre scalabilità. Ma ha anche un punto molto debole: costi fuori controllo. E’ quasi impossibile infatti prevedere a quanto ammonterà la billata del vendor a fine mese.

Fortunatamente oggi giorno il cloud pubblico non è l’unica alternativa. Sta prendendo sempre più piede infatti una soluzione più flessibile e che permette una gestione pià attenta delle risorse: stiamo parlando del Cloud privato. In sostanza viene istituito un perimetro di server e infrastrutture virtualizzate personalizzato sulla base specifica dell’azienda con eventuale possibilità di espandere velocemente questo perimetro qualora l’Impresa avesse necessità di un aumento di risorse non pianificato. Questa soluzione ha degli indubbi vantaggi rispetto al cloud pubblico che possiamo riassumere come: maggiore flessibilità e controllo dei costi. Una soluzione su misura prevede un setup architetturale stabile, e quindi tariffazioni che normalmente non sono a consumo ma flat, oltre a soluzioni personalizzate sulle reali necessità del cliente.

Nel bel mezzo delle due soluzioni sopra citate vi è il cosiddetto hybrid cloud, ovvero un private cloud con la possibilità di utilizzare anche servizi sul cloud pubblico qualora le risorse nel private cloud non fossero temporaneamente sufficienti, ad esempio durante una offerta, durante il lancio di un nuovo prodotto o un evento aziendale molto importante. In questi casi, se le applicazioni IT sono studiate appositamente, è possibile utilizzare il meglio dei due mondi e allo stesso tempo ottimizzare molto i costi.

TuxWeb può aiutare le piccole e medie imprese italiane sia nella fase inizale della migrazione verso il cloud, sia nella scelta della soluzione migliore.

Contattaci subito per avere un consulto gratuito e per descriverci la tua attività, sapremo aiutarti.